A Fiuggi san Biagio si festeggia due volte l’anno: il 3 febbraio, come in tutta Italia; e il 3 agosto, sei mesi dopo. Non per assistere la gola dei turisti che transitano in estate, ma per devozione al santo, anche da parte di coloro che, nei tempi passati, in pieno inverno non erano in paese, come i pastori impegnati nella transumanza, verso le vallate di Fondi o della campagna romana.
E che cosa c’entra San Biagio con Fiuggi? Almeno dal XII secolo il santo di Sebaste (morto il 3 febbraio del 316, vissuto, prima medico e poi vescovo, martirizzato nella sua stessa città natale, Anatolia centrale) è venerato e dedicatario della più antica chiesa del borgo (foto), oggi ampiamente rimaneggiata.
L’insediamento, dove oggi sorge la chiesa profondamente restaurata nel 1600, è documentato appartenente ai monaci benedettini di Santa Scolastica di Subiaco, che nell’itinerario verso Montecassino, avevano creato un punto di sosta per il cambio-cavalli e per il riposo, con cappella annessa. La più antica memoria della chiesa dedicata a san Biagio è del 1114. Ma la devozione al santo si rafforza più di un secolo dopo, siamo nel 1298, nel pieno delle battaglie baronali tra Colonna e Caetani (o Cajetani, come si scrive da queste parti). La sera del 2 febbraio di quel 1298, le truppe dei Cajetani stanno preparando l’assalto al borgo di Fiuggi (allora si chiamava Anticoli di campagna), quando vedono alzarsi dal colle delle fiamme furiose, che fanno immaginare una completa distruzione del paese e quindi l’inopportunità, oltre che l’inutilità di un attacco.

In realtà si trattò di una “messinscena” – diremmo un miracolo – organizzato da san Biagio, per proteggere il paese e i suoi abitanti (la statua lo ricorda), nella notte che porta alla giornata del suo “dies natalis”, il 3 febbraio. Il giorno dopo, saputo che le truppe nemiche sono scomparse, e raccolte le testimonianze, gli abitanti di Anticoli-Fiuggi celebrano l’intervento miracoloso di san Biagio. Da allora nella sera che precede il 3 febbraio dalla piazza di Fiuggi Città (cioè il borgo antico) si dà fuoco alle “stuzze”, cataste di legna in ricordo di quel miracoloso falò.

Il santo protettore della gola è da allora il patrono del borgo che fino a un secolo fa si chiamava Anticoli di Campagna. Fiuggi era il nome della fonte nota fin dai tempi di Bonifacio VIII, cliente assiduo delle acque per i suoi problemi renali e di gotta. Da anagnino erano due passi. Ma i testimonial della fonte detta “Fiuggi” (l’etimo incerto potrebbe riferirsi all’acqua che “fugit” dal corpo, dopo esservi entrata bevendo) sono stati numerosi: tra i più insigni Michelangelo Buonarroti.
Per tutti san Biagio è protettore della gola (il suo miracolo tradizionale è quello di aver salvato un giovane che si stava strozzando con una lisca di pesce); per i milanesi lo è attraverso il consumo dell’ultima fetta di panettone (conservata da Natale: il tempo di Natale, d’altronde, si chiude il 2 febbraio con la “candelora”, la presentazione di Gesù al Tempio).
L’incessante reticolo di storie fa incrociare un altro Biagio (che non poteva essere il santo di Sebaste) in Ciociaria, insieme a tale Demetrio. Si tratta di due compagni di viaggio di santa Maria Sàlome (la madre di Giacomo e Giovanni, venerata a Veroli, ne abbiamo parlato ieri), martirizzati proprio a Veroli e lì venerati nella Basilica dedicata alla madre dei “figli del tuono”.

L’immagine, con riflesso indecente e poi riproposta con sgranatura fastidiosa, è dell’opera più insigne conservata nella chiesa di San Biagio a Fiuggi: è un’opera del maestro del Caravaggio, il Cavalieri d’Arpino, che ritrae la Vergine tra san Francesco e sant’Agostino.
