I miracoli continuano a suggerire che il “caso” non esiste. Ma come per la Fede, si tratta di un’opzione affidata alla libertà. Una bomba inesplosa può bastare per far gridare al miracolo? Quella conservata con una certa indifferenza, appoggiata in una cappellina laterale a destra della chiesa Santuario della Madonna della Speranza, rappresenta probabilmente uno degli ultimi miracoli attribuiti al quadro un po’ naif della Vergine venerato dalla metà del Settecento, alle porte di Giuliano di Roma (provincia di Frosinone). Nel 1944 gli Alleati continuano a martellare la linea Gustav. A metà febbraio era avvenuta la disastrosa distruzione di Montecassino. Il 23 maggio gli obiettivi si rivolgono alla zona di Giuliano di Roma. Secondo le informazioni del comando anglo-americano molte truppe tedesche si sarebbero riparate nel convento annesso al Santuario della Madonna della Speranza. Di certo una cinquantina di fedeli sono in chiesa a celebrare il “maggio di Maria”, quando piovono bombe sulla zona. Un ordigno centra la chiesa, ma cade sul piazzale, inesplosa. Sarebbe stata una carneficina. La bomba da allora è stata conservata come segno del miracolo, l’ultimo di una lunga serie, attribuiti alla Madonna della Speranza. Pochi giorni dopo, il 29 maggio, una bomba centra ancora la chiesa, e questa volta esplode. Non c’era nessuno nella chiesa che crolla. Crolla tutto. Tranne l’altare con l’immagine della Madonna.

         

Fino alla metà del XVIII secolo alle porte di Giuliano di Roma c’era un’edicola dove era custodita quella stessa immagine della Madonna, raffigurata con il Bambino, e due santi, che poi sarebbe stata intronizzata nel nuovo Santuario. Ma perché il Santuario, al posto dell’edicola campestre?
Il 29 marzo 1755, sabato santo, Maria d’Ercole, una donna di Giuliano di Campagna (si chiamava così il paese, prima di essere qualificato come Giuliano di Roma), assai devota alla Vergine Maria, al ritorno dai campi si inginocchiò davanti all’edicola che custodiva l’icona della Madonna della Speranza. La donna stava pregando, quando si sentì chiamare. Dopo un primo turbamento, perché non riusciva a capire da dove venisse la voce, continuando a pregare si accorse che la voce proveniva dall’icona affrescata nell’edicola. Era la voce della Vergine Maria che le chiedeva di recarsi dal parroco, per invitarlo a costruire un tempio a Lei dedicato, proprio in quel luogo.
Destino difficile per chi vede la Madonna. La signora d’Ercole si recò dal parroco, l’arciprete Giovanni Fedele; gli raccontò l’accaduto e gli presentò la richiesta che le era stata fatta della stessa Vergine. Il sacerdote, bonariamente, consiglio alla contadina di andare a casa a riposarsi, forse era troppo stanca. Il giorno dopo, era Pasqua, Maria D’Ercole tornò all’edicola per riferire alla Vergine l’esito inefficace dell’ambasciata. E qui al miracolo dell’apparizione si aggiunge un altro miracolo che rafforza e conferma il precedente. Infatti, la Madonna dice a Maria d’Ercole di tornare dal parroco, suggerendogli di convocare un tale, Pietro Antonio Bonelli, e fargli rammentare la promessa fatta. La contadina non capisce nulla di questo nuovo messaggio. In verità nemmeno il parroco comprende, ma a differenza della signora d’Ercole, lui conosce il Bonelli. Lo fa chiamare e gli chiede: “Che promessa hai fatto alla Madonna?”. Il Bonelli impallidisce, balbetta, e racconta che poche settimane prima, passando davanti all’edicola della Vergine s’accorse di essere inseguito da un malvivente che lo minacciava di morte con un fucile per derubarlo. Il Bonelli fece una preghiera mentale: “Salvami Vergine mia, mi impegno a offrire 10 scudi per la costruzione di una cappella in tuo onore”. Il malvivente incomprensibilmente si fermo. Buttò il fucile e il Bonelli fu salvo. Non raccontò nulla a nessuno e posticipò il momento di sciogliere il voto. Fino al racconto sollecitato dal parroco, per conto della stessa Vergine.
A questo punto l’apparizione miracolosa fu creduta, fu stilato un verbale, che ricorda esattamente quanto ho appena scritto. Si iniziò la costruzione del Santuario. E i miracoli cominciarono a essere copiosi. Storpi, sordi, ciechi dalla nascita, chiedevano la grazia ed erano guariti dalle loro infermità invalidanti. Infermi per ogni sorta di malattia chiedevano la guarigione e l’ottenevano immediatamente. Dapprima i fatti miracolosi non furono registrati; poi qualcuno iniziò a catalogarli e descriverli e dal 22 aprile al 29 giugno 1755 se ne contarono oltre cento.