Il nome che ho scelto per la nuova chat in cui ti invito, è impegnativo, certamente. Ma prima di pensare a san Luca, confesso che ho pensato a Folengo. Non è obbligatorio sapere chi era, tantomeno conoscerne le opere, anche se è universalmente considerato l’ispiratore di Rabelais e di tutta quella “contro-letteratura” che per essere tale deve essere colta e dotta. E in fondo religiosa. Teofilo Folengo (al secolo Girolamo, prima di diventare frate benedettino, nella foto dell’account un ritratto del Romanino) è un pezzo della mia radice mantovana. Terrigna, un po’ volgare, spirituale e crapulosa. Con un salto carpiato potrei definire così la mia devozione a Dostoevskij (nel ritratto di Vasilij Perov), tra terra e spirito, tra lussuria e “amore attivo”, sempre. A lungo ho pensato di intitolare a Feodor o a Karamazov (senza distinguere tra padre, fratelli e fratellastri) questa chat. D’improvviso ha prevalso Teofilo, nel nome di Folengo, che alla terra e allo spirito aggiunge la crapula e un po’ di volgarità (nel senso del volgo, un tratto tutto pop). Non vorrei però la terribile definizione che Manzoni affibbiò all’opera di Niccolò Tommaseo, “a metà tra giovedì grasso e venerdì santo”. Amo la carne e il pesce, sfuggo a chi non è né carne né pesce. Preferisco chi è entrambe le cose. La vita è un ossimoro.
Potrei avervi già stancato. Alcuni tra voi hanno condiviso con me un viaggio che ho fatto questa estate (verso Lourdes e Nevers, facendo tappa a Pavia, Saint Maximin-La Sainte Baume, Poitiers e Clairvaux, per “contemplare ogni giorno il volto dei santi”, da Bernadette ad Agostino, da Bernardo a Maria Maddalena), tra memorie personali e itinerari spirituali. Anche per chi non ha conosciuto mia moglie, Misa, che è stata presente – nella sua essenza e assenza – nel viaggio che ho raccontato, la ritroverà forse, ancora in questi appunti; in questo viaggio che sto per intraprendere e che vi vorrei raccontare. Tra luoghi, mete, pellegrinaggi e letture. Con qualche provocazione, a volte. Un po’ trombone mi sono sempre sentito. A voi, che siete amici – ci conto – non voglio più celare questa parte di me. Misa mi ha sempre preso in giro, per questo ruolo da “predicatore” che ogni tanto assumevo con lei. E poi amorevolmente mi diceva che mi ascoltava sempre volentieri. Ma lei era il mio Amore. E poteva anche mentire. Voi potete abbandonare il gruppo, non leggere, o invitare altri. Come preferite, ma siate garbati, sono sensibile alle critiche.
Domani la prima tappa sarà Todi, tra Jacopone e la Madonna della Consolazione.
