Arriveremo alla Certosa di Trisulti, la prossima settimana. Oggi ci fermiamo un po’ prima, a poche centinaia di metri dal grande complesso che fu certosino (nella foto il contrafforte esterno). In un piccolo slargo, sulla provinciale sconnessa che da Collepardo arriva alla Certosa, appare una scritta: Santuario Madonna delle Cese. Lasciata la macchina, ci si arriva solo a piedi; una comoda mulattiera (in discesa all’andata, ma in salita al ritorno!), in mezzo al bosco.
In realtà
è proprio questo Santuario nella roccia a essere all’origine della Certosa di Trisulti.
L’inizio di tutta la storia è prima dell’anno Mille. Qualche documento dice il sesto secolo. Di fatto in questa località boscosa, alle pendici del monte Rotonaria (monti Ernici), avvenne un’apparizione mariana, secondo la testimonianza tramandata da eremita a eremita, fino all’orecchio di Lotario, conte di Segni (1161-1216), papa Innocenzo III dal 1198.
Il futuro pontefice aveva una villa, in questa località, ed era assiduo frequentatore dell’eremitaggio che nel corso del tempo aveva in qualche modo consacrato il luogo delle Cese: dovrebbe essere etimologia latina, dal verbo “caedo”, un luogo dove gli alberi sono tagliati, di fatto ci ritroveremo in una radura.
Non manca mai l’alternativa che affonda nei miti pagani locali: un insigne tuttologo collepardese, monsignor Giuseppe Capone (1922-2009), suggerisce il nome di una divinità “Ze-esa” il cui culto era diffuso nel territorio.
All’eremita che aveva la cura del luogo dell’apparizione – un’immagine di Maria, impressa sulla roccia di un grottone naturale vicino al torrente Cosa – il conte Lotario, ormai cardinale, promise che avrebbe fatto costruire una Certosa, affidandola al nuovo ordine che aveva come motto: “Stat Crux dum volvitur orbis” (la Croce resta salda mentre il mondo gira). I certosini di san Bruno (1030-1101), per conservare e rafforzare la fede mariana.
Della Certosa di Trisulti (ormai solo monumento, gli ultimi monaci lo hanno lasciato nel 2018, erano i cistercensi di Casamari che hanno provato, senza successo, a mantenere vivo il monastero, ormai privo di certosini) parleremo la prossima settimana.
Il Santuario della Madonna delle Cese è oggi – ahimé – chiuso ai pellegrini: il luogo, suggestivo, richiederebbe una messa in sicurezza, rispetto al rischio di qualche frana. Lo si può vedere in fondo alla cancellata che inibisce l’ingresso alla radura. La roccia con l’immagine di Maria è andata perduta: al suo posto venne eseguito un affresco, staccato dalla roccia e poi, per qualche secolo, conservato nella Certosa di Trisulti. Oggi è nella Chiesa di san Salvatore di Collepardo, da cui esce per la grande festa dell’8 agosto.
Oggi il luogo conserva un profumo di spiritualità, per il silenzio che accompagna discesa e risalita dalla provinciale al cancello del Santuario, e soprattutto per le grandi statue in bronzo – come in un Sacro Monte – collocate nella seconda metà dell’Ottocento, che rappresentano i cinque misteri gaudiosi del Rosario: l’Annunciazione, la visita di Maria a Elisabetta, la Nascita di Gesù, la Presentazione al Tempio (questo “quadro” mi ha dato più di una suggestione: la presentazione è quasi un’offerta, sullo sfondo campeggia la croce, si veda la foto), il ritrovamento di Gesù nel Tempio.
In attesa della riapertura del Santuario ormai vescovile – speriamo nel nuovo vescovo Santo Marcianò, insediato proprio oggi ad Anagni – si può recitare il Rosario, rinnovando la devozione mariana diffusa in ogni angolo di questo territorio e del tempo.

