C’è un miracolo all’inizio di ogni storia.
Non solo tra i bricchi dell’Italia Centrale, ma anche nelle lande della pianura padana.
Quello del Santuario della Madonna della Ghiara, a Reggio Emilia, è datato 29 aprile 1596. E riguarda un adolescente (i documenti dicono di 15 anni), sordomuto dalla nascita, totalmente privo della lingua: Marchino.
Non se ne conosce il cognome, era orfano di madre e padre. Lavorava come garzone dal signor Sebastiano, macellaio di San Prospero (il quartiere centrale di Reggio, che si dipana attorno alla via Emilia, lungo i suoi due assi, dedicati a Santo Stefano e a San Pietro).
Da una ventina di giorni – nella primavera del 1596 – era stata sistemata una cappellina, accanto al Convento dei Servi di Maria, affidatari da un paio di secoli (dal 1313) per conto della Comunità di Reggio di un piccolo terreno ghiaioso, ricavato dalla deviazione del torrente Crostolo, per allontanarlo ulteriormente dal centro della città.
I religiosi costruirono sulla ghiaia – “ghiara” nell’italianizzazione del vocabolo volgare di “giara”, o “gera” come in tanti dialetti del Nord Italia – il loro convento e una chiesa dedicata alla Santissima Annunziata. Nel 1517 si decise di erigere una chiesa maggiore, disposta lungo l’asse del vecchio fiume, e i Serviti fecero dipingere sul muro dell’orto, dietro l’abside, un’immagine della Madonna col Bambino.
Col passar del tempo l’affresco si deteriorò e nel 1569 si incaricò il pittore Lelio Orsi – manierista di qualità, con qualche problema con la giustizia (tanto che dovette lasciare di lì a poco Reggio, per rifugiarsi in territorio mantovano) – di ricavarne un disegno.
Il disegno risultò assai originale: la Madonna non aveva il Bambino in braccio, ma lo contemplava – “quem genuit, adoravit” – adorandolo. Più che una maternità di Maria un invito devozionale, in cui la Vergine diventa “advocata”, prima intermediaria del rapporto con Gesù Cristo. Il soggetto di Orsi, indotto a una fuga repentina dal territorio reggiano, fu trasformato in un nuovo affresco (1573) da Giovanni Bianchi, detto il Bertone. Il soggetto ispirò il Guercino e lo Scarsellino, una iconografia destinata a introdurre una nuova modalità di rappresentazione di Maria e del Figlio.
Questa nuova immagine attirò sempre più gente. Per sottrarlo alle intemperie venne ospitato nella casa di una pia vedova, Giulia Tagliavini, abitante in una casa prossima all’orto dei frati. Ma fedeli, pellegrini e curiosi erano troppi, per poterli sopportare in una casa privata e si decise di avviare una raccolta di denaro tra i fedeli, per costruire una cappellina dedicata.
Era la primavera del 1596. L’affresco, staccato dal muro originario, viene messo al riparo e illuminato giorno e notte da una lampada a olio.
Il giovane Marchino è uno dei frequentatori più assidui della nuova cappella. Il 29 aprile, contemplando l’immagine della Madonna e del Bambino, sussulta per tre volte due parole: “Gesù-Maria”. Poi si mette a parlare e si scopre di avere anche l’udito. Le testimonianze assicurano che fosse ricresciuta anche la lingua (una sorta di “milagro de los milagros”: come quello della gamba “ricresciuta” che sarebbe avvenuto di lì a pochi anni a Calanda, in Spagna, il 29 marzo 1640, oggetto di un bel racconto, qualche anno fa, da parte di Vittorio Messori).
Sei giorni dopo, il 5 maggio 1596, sarebbe avvenuto un altro miracolo a Fivizzano, con l’improvvisa guarigione di una donna, Margherita, inferma a letto da diciotto anni. Il miracolo si sarebbe verificato dopo l’improvvisa apparizione nella stanza della donna di un’immagine della Madonna col Bambino, del tutto simile a quella della Ghiara di Reggio Emilia, cui l’inferma era devota, avendola vista, nella versione del Bertone, una ventina d’anni prima, prima di allettarsi.
Venne istituita una commissione dal vescovo di Reggio e il 22 luglio 1596 il papa Clemente VIII riconobbe il miracolo consentendo la venerazione pubblica dell’immagine. In breve tempo il luogo divenne meta di pellegrinaggi e, grazie alle offerte dei fedeli, si decise di edificare un nuovo tempio che potesse custodire il dipinto legato ai miracoli.
Quella che contempliamo oggi, straripante barocco emiliano, è la Basilica che venne inaugurata e consacrata nel 1619, consolidando il culto della Madonna della Ghiara, o più semplicemente la Madonna di Reggio.

