Sul Monte Rainero (a ridosso di Rieti) san Francesco amava spesso ritirarsi, ospite dei monaci di Farfa che possedevano qui una piccola cappella, dedicata a Santa Maria Maddalena (foto), dall’esterno somiglia un po’ alla Porziuncola, tanto cara al Santo.
Il “tau” che si vede graffiato in rosso nel muro, si vuole che sia stato segnato proprio da Francesco. Siamo nella “valle santa” di Rieti. All’inizio dell’ultima salita c’era una fonte alla quale vedeva spesso abbeverarsi delle colombe, per questo il luogo ha mantenuto il nome di Fontecolombo.
Tra le tante visite in questo bosco di lecci due meritano una memoria particolare: quella del settembre 1223 e quella tra dicembre 1225 e gennaio 1226.
Settembre è il mese dell’arcangelo Michele, di cui San Francesco era particolarmente devoto, e all’arcangelo è dedicata la cappellina che i francescani (quando subentrarono ai monaci di Farfa) fecero edificare sullo speco dove il Serafico si ritirava a pregare (una fenditura stretta nella roccia, dove passa a stento una persona).
In quel luogo angusto Francesco dichiarò di aver avuto la visione del Cristo che suggellava la nuova versione della Regola, che scritta su una pergamena, venne sottoposta a papa Onorio III per la definitiva approvazione della nuova fraternità, l’Ordine dei frati minori.
Qui nel santuario di Fontecolombo (il Sinai francescano) se ne conserva una copia (ingrandita), l’originale è ad Assisi.
Tante parole sono state scritte sulle differenze tra la “Regola bullata” (bollata da papa Onorio nel novembre del 1223) e l’altra versione di molto antecedente, approvata a voce da papa Innocenzo III, nel 1210, e assai più rigorosa (ma non “bullata”) riproposta in forma più organizzata al Capitolo del 1221.
Nel suo testamento, dettato nelle ore che precedettero la morte, alla Porziuncola, San Francesco ribadiva “io frate Francesco piccolino lascio a voi, miei fratelli benedetti, il mio testamento, affinché la Regola su cui ci siamo impegnati con Dio sia osservata in modo più cattolico (…) fino alla fine”.
L’eredità di questo testamento fu sempre e solo lode e letizia; dolore e letizia; ferite, passione, canto, poesia e gioia quasi infantile.
Pochi mesi dopo il “ritiro” a Fontecolombo per redigere la Regola, nel Natale 1223 a Greccio, “inventò” il presepe con un entusiasmo testardamente infantile: “Il suo misticismo si avvicina molto al sentire comune dei bambini” (Chesterton). Mistico e realista, come i bambini. L’esatto opposto di un confuso panteista.
Come dicevamo a Fontecolombo torna nell’inverno tra la fine del 1225 e l’inizio del 1226. Frate Elia lo convince a operarsi agli occhi, che ormai vedono poco e male e che gli procurano forti dolori e fastidi.
Nell’area del Santuario c’è il romitorio dove avvenne l’intervento. Una tortura, di fatto, che nemmeno i frati che lo accompagnarono riuscirono a sopportare alla vista. Si sottrassero alla “coctura”, una cauterizzazione che riguardò occhi e orecchie.
Lui, il Santo, dopo aver pregato “fratello fuoco” che fosse buono e gentile con lui, secondo il racconto di Tommaso da Celano e della Compilazione di Assisi, conclusa l’operazione disse: “Perché siete scappati? In verità vi dico che non ho provato nessun dolore”. La vasta cauterizzazione non servì a nulla.
Poche settimane dopo il solito frate Elia lo condusse a Siena, anche in quel caso non si risolse alcunché. I mali si moltiplicavano, in un corpo sfinito. Alla fine, andò a morire nella sua Assisi, l’Ascesi (e l’Oriente) come la definì Dante, uno dei più insigni terziari francescani.
Oggi a Fontecolombo ci sono ancora cinque frati minori, che offrono ospitalità ai pellegrini, e che recitano l’ufficio nella chiesa (XIII-XIV secolo) dedicata a Francesco e Bernardino da Siena. Il luogo è anche casa di formazione per coloro che desiderano iniziare il cammino di discernimento verso la consacrazione religiosa.

