Il luogo è luogo di martirio, venne chiamata la “Valle dei Martiri” a causa delle persecuzioni dell’imperatore Decio che culminarono intorno al 250-251 nella piana di Fondi con la messa a morte di oltre 2500 cristiani.
Leggenda? Le “Passiones” medievali non sono mai fonte certa. Ma di certo, Decio cercò di rafforzare l’Impero ribadendo la “religione” degli avi: il dio-imperatore richiedeva una devozione formale che costituiva l’essenza di Roma, con uno zelo che solo un non romano – con Decio iniziano gli imperatori provenienti dall’Illiria, tutti implacabili persecutori, come Diocleziano – poteva avere e pretendere. Imprigionò papa Fabiano, che morì di stenti, lasciando vacante per un anno e mezzo la sede pietrina.
In questa massiccia persecuzione due santi furono martirizzati, proprio in queste terre: San Magno e San Paterno (il loro culto è codificato nel Martirologio Geronimiano, che costituisce il più antico catalogo di martiri cristiani).
San Magno, proveniente da Trani, predicatore incessante, venne decapitato (i suoi resti sono nella cripta di Anagni di cui è patrono).
San Paterno, eremita egiziano, che condivise le predicazioni con San Magno, venne martirizzato pochi giorni dopo, alle pendici del monte Arcano (i suoi resti ora sono nella Cattedrale di San Pietro a Fondi), nel Campo Demetriano (una antica fonte d’acqua, che ancora oggi sgorga, era dedicata alla dea Demetra).
Sul luogo del loro martirio, non appena fu possibile confessare pubblicamente la fede cristiana, sorse un cenobio, che già intorno all’anno Mille era condotto da benedettini.
Lo si può dire con certezza da quando sono stati riscoperti affreschi sorprendenti nella chiesa medievale del Monastero di San Magno. Affreschi che raccontano per immagini i Dialoghi di Gregorio Magno, il pontefice primo biografo di San Benedetto (secondo libro dei Dialoghi).
Nel primo libro papa Gregorio celebra i primi santi sbocciati in territorio italico. E tra i primi ci sono alcuni degli abati del monastero di Fondi: si vedano i medaglioni nell’abside della chiesa medievale (IX-XII secolo) scoperta durante i lavori di restauro tra il 2000 e il 2006.
Probabilmente quello che si vede oggi a Fondi somiglia a quello che si sarebbe potuto vedere a Montecassino, prima della distruzione della seconda Guerra mondiale.
Anche a Montecassino si dice vennero illustrati i primi libri dei Dialoghi di San Gregorio Magno.
Negli affreschi della chiesa medievale si incrociano inattesi legami con la chiesa ambrosiana. Ai medaglioni dei primi santi narrati da Gregorio Magno, si aggiungono i santi Gervasio e Protasio, i cui resti mortali vennero rinvenuti da Sant’Ambrogio negli anni del grande contrasto con gli ariani a Milano.
Qualche loro reliquia venne esposta da San Paolino di Nola, proprio qui a Fondi, probabilmente negli anni in cui l’imperatore Teodosio fece costruire a Roma una chiesa dedicata ai due fratelli martiri milanesi.
«I santi martiri sono qui per proteggere la comunità – disse lo scorso mese di marzo, l’arcivescovo di Milano, Delpini, nella chiesa romana dedicata a Gervasio e Protasio – ma essi contestano il cristiano sfiduciato che vive la tribolazione come un segno di morte, mentre dovrebbe essere grato del futuro se vissuto per amore; essi contestano il cristiano che vive una specie di reticenza per l’imbarazzo di dire della propria fede e la sua gioia; essi contestano il cristiano chiacchierone che parla di tutto, eccetto che di Gesù, della sua morte della sua risurrezione».
L’odierna struttura del Monastero di San Magno rivela tre diverse stratificazioni: la prima, più in basso, è quella che documenta la presenza romana (con la fonte) e con alcune tombe ipogee paleocristiane; la seconda è quella della chiesa medievale e della comunità benedettina affiliata a Montecassino (con gli incantevoli affreschi riemersi dal nulla); la terza è quella del monastero sempre benedettino, ma affidato agli Olivetani, ricostruito con le donazioni di Prospero Colonna, con chiaro impianto rinascimentale (come si vede dalla chiesa superiore, con l’arco trionfale marmoreo a tutto sesto).
Tre stagioni di una fede granitica, anche se con accenti diversi e con diversi gusti artistici, un compendio di testimonianze che vanno dal martirio del 250 (con l’insediamento degli eremiti di Magno e Paterno), all’insediamento dei benedettini (poco prima dell’anno Mille) fino agli Olivetani alla fine del 1400. Poi l’abbandono, alla fine del Settecento con l’arrivo di Bonaparte e dei francesi.
E fino a una ventina d’anni fa c’erano solo ruderi. Quasi 1200 anni di fede e spiritualità sembravano ridotti in muri diroccati e macerie. Da 17 anni il luogo, restaurato con i fondi del Giubileo 2000 e poi con un contributo della Regione Lazio, è affidato a una Fraternità (promossa da un giovane sacerdote di Fondi, don Francesco Fiorillo) che ne ha fatto luogo di incontri, anche interreligiosi, dove si incrociano persone e sensibilità diverse: qui amava venire padre Paolo Dall’Oglio (scomparso in Siria nel 2013), che venerava la figura di San Paterno (l’icona di Paterno e Magno che si vede all’ingresso della necropoli paleocristiana è un suo dono), qui viene don Luigi Ciotti con la sua Libera, qui viene a fare concerti Simone Cristicchi.
Qui transitano molti pellegrini lungo la Via Francigena, godendo della foresteria del Monastero.

