Confesso che fino a qualche anno fa per me Poggio Bustone voleva dire Lucio Battisti. Buona parte della colonna sonora della mia adolescenza coincideva con la musica di questo giovane “burino” (nel senso di romano non di Roma) nato in un borgo sconosciuto in provincia di Rieti. Solo molto più tardi ho scoperto che Poggio Bustone è il primo luogo, fuori d’Assisi, collegato alla biografia di San Francesco.

Siamo nel 1208. Tre anni prima la sua vita è stata sconvolta dalle parole di Gesù Cristo pronunciate attraverso il crocifisso di legno nella chiesa diroccata di San Damiano, ad Assisi.

Definita la sua “regola di vita” e condivisa con i primi sei fratelli, San Francesco vuole sottoporre la sua intuizione al papa. Parte per Roma, anche se tormentato dal peso dei suoi peccati giovanili.

Cammina verso il Laterano, ma con il cuore pesante. Si ferma ospite del monastero benedettino (che dipendeva da Farfa) appena fuori del paese di Poggio Bustone; oggi il convento-santuario che vediamo si è sviluppato attorno alla chiesa di San Giacomo.

La bizzarra cordialità di Francesco si manifestava nel saluto che rivolgeva a chiunque incontrasse in paese: “Buongiorno, brava gente” (il “Buonasera” di papa Francesco veniva di lì). Ma il suo cruccio era il perdono. Come era solito fare, dopo aver condiviso i momenti di fraternità (nella rocca del Santuario inferiore si onora il luogo deputato a questi incontri) si separava dai fratelli, e si ritirava a pregare. Da solo.

A mezz’ora di cammino (con il passo di oggi ci vuole anche di più), lungo un sentiero ripido, dal Santuario di Poggio Bustone, si arriva alla Grotta delle Rivelazioni, il Santuario superiore (il Sacro Speco di Francesco).

Qui il Santo ha un incontro mistico con il suo (e nostro) Signore. Riceve il perdono.

E corre a raggiungere i suoi sei compagni di viaggio, rincuorato, a trasferire anche a loro la certezza della remissione dei peccati, nel nome di Cristo.

Ripartono per Roma, dove nella primavera del 1209, si svolgeranno i due (non facili) incontri con papa Innocenzo III, che alla fine approva oralmente la Regola (di cui però non abbiamo traccia).

Oggi il Santuario di Poggio Bustone è retto da una piccola comunità di francescani, quattro monaci. L’edificio attorno alla Chiesa di San Giacomo (che ospita un affresco del Novecento che rappresenta la rivelazione del Cristo e l’attesa dei sei fratelli di Francesco) è stato appena restaurato, dopo le lesioni del terremoto del 2016. I lavori sono ancora in corso nel Santuario superiore, dove c’è lo Speco (la Grotta delle Rivelazioni).

Il luogo, come accade spesso alle località francescane, è bello, per natura ed edifici.

Un piccolo chiostro del Seicento offre uno spazio di silenzio che si armonizza con il panorama dolcissimo sui laghi (Lungo e Ripasottile) della Valle Santa. Spoglio, essenziale, silenzioso. Nella salita al Santuario superiore persino aspro.

Non risulta che Francesco ci sia tornato, dopo quella sosta ineffabile.

Di ritorno da Roma – e dopo aver convinto Innocenzo III a prestargli attenzione e a riconoscere la fedele obbedienza della sua Regola alla Chiesa (da riformare, ma non da contestare, come forse temeva il papa al primo incontro) – Francesco e i suoi (secondo alcuni diventati otto o addirittura dodici, ma in questo caso il numero sarebbe ovviamente simbolico) si fermarono per qualche tempo lì vicino a Rivodutri.

Prima di sentire il richiamo della Porziuncola e di Assisi. E per Francesco di nuove peregrinazioni, fino in Terra Santa.

Nella Valle Santa di Rieti San Francesco tornerà una volta nella Foresta, più volte a Fontecolombo e soprattutto a Greccio, il luogo forse preferito, dopo Assisi.