“Francesco chiamava festa delle feste il giorno in cui Dio, fattosi piccolo infante, aveva succhiato a un seno umano” scrive Tommaso da Celano nella prima biografia del Santo, e ne riparleremo domani da Greccio.
Ma il Natale di Gesù si era riproposto nella biografia del Serafico, prima dell’”invenzione” del presepe. E il “bambinello” in quel caso era stato proprio lui, Francesco.
Nato in una stalla come il Figlio di Dio. O almeno così vuole una tradizione che non ha fonti certe, ma vanta molte rappresentazioni. Una, non la più recente, è quella che si trova dipinta in una delle lunette del chiostro del Convento di San Francesco a Subiaco.
Francesco, “alter Christus” fin dalla sua nascita. In una stalla. Ma come? Non era di famiglia facoltosa? Sì, infatti la stalla della sua nascita sarebbe quella della casa natale. Ma allora perché nascere in una stalla di casa, quando si ha a disposizione una casa come si deve (o come si doveva a quell’epoca: 1181 o 1182, ad Assisi)?
L’affresco di Subiaco (l’autore Ludovico Grillotti lo eseguì nel 1911) non fa che riproporre una tradizione che trova negli affreschi di Benozzo Gozzoli (databili intorno al 1450), a Montefalco, una delle prime rappresentazioni pittoriche. Giotto non si ciba di questa “leggenda”, nel suo racconto dipinto della biografia del Santo, anche se proprio ad Assisi da sempre si “venera” l’Oratorio di “San Francesco piccolino”, che dovrebbe essere proprio la stalla dove nacque il piccolo Giovanni Bernardone.
Ma ancora non si è detto perché la mamma avrebbe partorito nella stalla, quando poteva contare su una bella casa.
Iniziamo col dire che Francesco “nacque durante un’assenza del padre”. E la madre, “donna Pica” (il nome della mamma compare solo in due testi, tra le migliaia di documenti che riguardano la biografia di Francesco) ricevette una visita da un pellegrino sconosciuto.
Secondo una tradizione (quella di Nicola di Assisi) il pellegrino giunse alla casa dei Bernardone poche ore dopo il parto del piccolo Giovanni (sarà chiamato Francesco successivamente) per predirgli un futuro “tra i migliori uomini del mondo”.
L’altra tradizione, che ha ispirato anche le immagini di Benozzo Gozzoli e dell’affresco di Subiaco, racconta che fu proprio lo sconosciuto pellegrino a suggerire la stalla come luogo del parto. Dopo aver saputo che donna Pica stava soffrendo da giorni senza riuscire a partorire il figlio, lo sconosciuto, in cambio del cibo ricevuto in dono, le consigliò di trasferirsi nella stalla per concludere il travaglio del parto. Così fece, così nacque Francesco, nell’imitazione di Cristo, fin dall’inizio.
Intendiamoci, a Subiaco ci sarebbe molto altro da vedere nel romitorio di San Pietro in Desertis, oltre alla lunetta della natività. Ma è in atto una profonda ristrutturazione che dovrebbe restituire nei primi mesi del 2026 il luogo nel suo splendore.
L’attuale convento – da più di vent’anni affidato alle cure delle suore francescane dell’Immacolata (una congregazione nata in Ecuador) – è frutto di un ampliamento del 1327. I veri tesori si trovano all’interno.
I dipinti e gli affreschi che ornano le cappelle sono attribuiti a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, la Natività sull’altare della prima cappella a un allievo del Pinturicchio, mentre la tela sul primo altare a destra a Giulio Romano; sull’altare maggiore si trova un grande trittico del 1467 opera di Antoniazzo Romano.
Dobbiamo crederci sulla parola, anche di quella di una simpatica suora Nives, che ci accompagna nella visita al chiostro, l’unico spazio visitabile ancora per un paio di mesi.
Nel chiostro oltre alla lunetta della natività di Francesco si susseguono decine di altre rappresentazioni di “grandi francescani”, da Giovanni Duns Scoto a sant’Antonio da Padova, fino ad arrivare ad Agostino Spila, vescovo di Alatri che, riacquisito nel 1893 il convento francescano di Subiaco dallo Stato che lo aveva incamerato nel 1873, promosse un restauro generale del complesso e lo restituì ai francescani. Da vent’anni i frati minori lo hanno lasciato alle suore, che mantengono la gestione della foresteria, che da marzo a novembre accoglie pellegrini.
“È stato detto che Francesco rappresenta un alter Christus, un’icona viva di Cristo. Egli fu chiamato anche “il fratello di Gesù”. In effetti, questo era il suo ideale: essere come Gesù” spiegava papa Benedetto XVI. Fin dalla nascita.
Non te l’aspetti a Subiaco, la culla del monachesimo benedettino, di trovare un così splendido complesso francescano. Nel 1223 Francesco d’Assisi fece un pellegrinaggio in Val d’Aniene per visitare i luoghi dove era vissuto san Benedetto.
Fu accolto con calore dall’Abate di Santa Scolastica che gli donò anche alcune proprietà dell’Abbazia per installarvi delle comunità francescane, tra cui il romitorio di San Pietro in Desertis, oggi conosciuto come Convento di San Francesco.

