E’ considerato il battistero cristiano più antico e meglio conservato al mondo.
Dei più antichi battisteri, realizzati tra i secoli IV e V ad Antiochia, Costantinopoli, Efeso, Treviri, Milano, Aquileia e Roma, sopravvivono infatti solo i muri perimetrali o solo la pianta. Quello “neoniano” o “degli ortodossi” a Ravenna ha mantenuto intatta l’intera cupola a mosaico, che ha richiesto nel secolo scorso solo qualche ritocco ai volti di Cristo e del Battista, nel clipeo centrale, che uso oggi come cartolina del Calendario: domenica 11 gennaio è il giorno del Battesimo di Gesù.
Nel 402 l’imperatore Onorio trasferisce la capitale dell’Impero d’Occidente da Milano a Ravenna, più vicina al mare, meno esposta ai barbari d’oltralpe, più vicina all’attrazione di Costantinopoli (sempre più forte da quando Costantino lasciò Roma) e della cultura bizantina. Attorno alla metà del secolo V, il vescovo Neone (450-475) decise di rifare la copertura del battistero della Cattedrale, che il vescovo Orso aveva eretto qualche decennio prima.
Dal vescovo Neone (sepolto in Sant’Apollinare Nuovo, foto del sacello con i resti del vescovo) viene il nome del Battistero, detto anche degli “ortodossi” perché si distingueva da quello degli ariani, “sconfitti” a Milano da Sant’Ambrogio, sono ancora fortemente radicati a Ravenna.
Il Battistero è a pianta ottagonale, secondo la tradizione ambrosiana che venerava l’ottavo giorno, dopo i sei della creazione e il settimo del riposo, l’ottavo è quello della resurrezione. E il Battistero è il luogo della resurrezione a nuova vita dei neocatecumeni.
Il tema dell’otto si consolida (nell’orizzontale) come simbolo dell’infinito e rimane riferimento architettonico in molte costruzioni medievali, anche in quelle francescane.
Ma l’esplosione della visione è all’interno del Battistero. La cupola è un miracolo narrativo e di decorazione musiva e di equilibrio di colori. Nel centro la scena del Battesimo di Gesù nel Giordano, con la personificazione del fiume; ci sono infatti tre figure umane: il Battista, il Cristo e Jordann, come viene scritto a didascalia, il fiume che diventa testimone dell’evento dove la colomba dello Spirito Santo scende sul Messia appena battezzato.
Il mosaico del Battesimo è anche uno dei primi trompe-l’oeil: la sua immagine si sposta a seconda di chi la guarda dal basso, mantenendosi in asse con lo sguardo di chi entra dall’ingresso e da chi si immergeva nella fonte battesimale (quella presente è un rifacimento rinascimentale, mentre è originale il “pulpito” davanti alla vasca).
Nel cerchio attorno alla raffigurazione del Battesimo ruotano come in una corona spirituale i dodici apostoli (con san Paolo, di fronte a san Pietro, al posto di Giuda Iscariota). Nel cerchio più esterno a fondo azzurro, si presenta una serie di finte architetture tripartite, con una nicchia o al centro di ciascuna, affiancata da due strutture portate da quattro colonne ai lati, che creano un effetto di alternanza tra concavo e convesso; queste specie di “quinte teatrali” si trovano nell’arte romana, per esempio già negli affreschi di Pompei.
Al centro delle otto nicchie centrali si trovano quattro altari con il Vangelo aperto, affiancate dalle sedie vuote in cui siederanno i giusti, e quattro troni vuoti con le insegne di Cristo, secondo il tema iconografico della cosiddetta “etimasia” (in greco, preparazione), dove si riserva lo scranno (uno per ogni punto cardinale) per il Cristo nel giorno del suo ritorno sulla terra, per il Giudizio universale.
Nell’immagine della cupola si chiude il cerchio (sono tutti cerchi, il cerchio è la figura della perfezione della cultura orientale e bizantina) sopra il luogo del battesimo dei catecumeni: dal battesimo di Cristo, agli apostoli (con la corona del martirio e della testimonianza, fino ai troni in attesa della Parusia, la seconda venuta del Figlio di Dio per la fine dei tempi.

