Tra un omicidio mancato e uno subito: la vita di Gabriele Mattei (1579-1656) si consuma così.

In mezzo c’è una clamorosa conversione e la costruzione di un santuario, in memoria di una apparizione della Madonna.

A 23 anni, Gabriele è un giovanotto scapestrato, uno sciupafemmine a Lenola (paesotto oggi in provincia di Latina, a due passi da Fondi, ma ancora sulle pendici dei monti Ausoni e Aurunci, confine storico tra il Regno di Napoli e lo Stato pontificio).

Da due “amicastri” viene incaricato di uccidere un anziano del paese, che aveva avuto l’ardire di rimproverarli per aver disturbato la funzione dei vespri alla chiesa sul colle di Santa Croce.

In attesa di imbracciare il fucile Gabriele si affida alla chitarra, usata spesso per le sue serenate d’amore, e si ritira per raccogliere le forze, prima della prova estrema.

È la notte fra il 14 e il 15 settembre del 1602, vigilia della festa della Madonna Addolorata.

Il giovane racconterà di aver avuto la visione della Vergine, dopo aver invocato il diavolo, per chiedergli le forze per compiere l’omicidio.

La Madonna lo esorta a rinunciare al suo proposito e lo invita a cercare, in un rudere vicino, una sua effigie (oggi nell’altare del santuario) da venerare e gli chiede di edificare una chiesa in ricordo di questo prodigioso incontro. Le uniche parole che Gabriele riesce a pronunciare sono: “Deo gratias”.

Diventerà il suo nome. In paese tutti lo chiameranno “fra’ Deogratias”.

Come segno di questa ritrovata vita si consacra alla missione di costruire una degna “casa” alla Vergine, e va in cerca di aiuti economici per poter edificare il santuario, peregrinando con l’immagine di Maria e del Bambino, che aveva ritrovato.

A Napoli tra il 1603 e il 1606 compie guarigioni “miracolose” nella famiglia della principessa Stigliano e a Roma in quella della nobile famiglia Taglietti. Con il ricavato delle donazioni inizia la costruzione del santuario, che il papa Urbano VIII, nel 1626 “benedice” con una Bolla.

Nel 1628 si inaugura la facciata, dove vengono appoggiati rami di cipresso che attecchiscono sul cornicione. Uno è ancora oggi vitale (nella foto).

Gabriele Mattei vive da eremita laico, ma si industria per cercare risorse per completare l’opera del santuario.

Con spirito imprenditoriale aveva impiantato una “fabbrica del ghiaccio” scavando un pozzo di raccolta della neve che fruttava bene.

Ma proprio questo dinamismo aveva dato luogo a dicerie e invidie, e persino il vescovo era giunto ad accusare fra’ Deogratias di essersi arricchito col santuario.

Nel 1651 Mattei, ormai ultrasettantenne, viene pubblicamente riabilitato.

Nel 1652 con uno scritto rinuncia formalmente ai proventi, eccettuato quanto poteva servire a pagare “quel poco resto di debito che tiene fatto”, “perché non è conveniente che chi ha fatto il piacere di servitio prestito de denari venga poi ad essere fraudato et habbia occasione lamentarsi con ragione contro di me, fra Deogratias come fondatore di detta opra, perché desidero vedermi quieto et concordato con tutti avanti ch’io mora quando piacerà a Dio, che poco tempo mi resta de vita. Semper Deo gratias”.

La morte non attese molto. Alla vigilia della prima domenica d’Avvento del 1656, il 3 dicembre, Gabriele durante la notte viene ferito a morte appena fuori del santuario da tre uomini.

Le fonti nulla ci dicono circa i motivi di questo gesto. Molte informazioni, ancora riservate, sono contenute nell’incartamento per il processo informativo diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio, Gabriele Mattei.

La chiusura del processo diocesano, durato 15 anni, è stata annunciata dall’Arcivescovo di Gaeta il 7 luglio 2022: “In questo tempo che tende ad inchiodare ognuno ai propri errori e che si è dimenticato del perdono, in una cultura che da poca fiducia alla possibilità di cambiare, la vita perdonata di Gabriele Mattei è come un sospiro di sollievo e fa nascere nel cuore e sulle labbra il ringraziamento e il ripetere il nome con cui era conosciuto: Deo Gratias”.

I suoi resti mortali sono tumulati nel santuario costruito per la Madonna e per la sua apparizione.